Skip to main content Skip to search Skip to header Skip to footer

LO SFORZO DELLA PREGHIERA

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 13 gennaio 2015

Originariamente pubblicato sul numero di Dicembre 2014 de The Christian Science Journal


Quando intrapresi la pratica pubblica della guarigione della Scienza Cristiana, un collega practitioner della Scienza Cristiana mi disse: “Se non è una gioia, non è Scienza Cristiana.” Di certo, nella preghiera e nel trattamento degli altri, è una gioia riconoscere il potere di Dio - Vita divina, Verità e Amore - e comprendere l'infinita presenza delle Sue qualità spirituali. Tale percezione spirituale ci rivitalizza, porta guarigione e ci riempie di gratitudine.

Tuttavia, quando siamo afflitti da una malattia o da una circostanza problematica, la gioiosa realtà della bontà di Dio può apparirci lontana o perfino irraggiungibile. Sembrerebbe più facile adeguarsi all'andamento delle cose e accettare le brutte situazioni, invece di impegnarsi nella preghiera che volgerebbe il pensiero verso nuovi canali, metterebbe un freno alla consuetudine di rimuginare sui problemi e innalzerebbe il pensiero al di là della negatività e del materialismo.

Benché tale trasformazione spirituale di pensiero porti l'aiuto sperato e la guarigione, potremmo pensare che sia al di fuori della nostra attuale portata. Come disse un amico, potrebbe essere un po' come avere un lavello di cucina pieno di piatti sporchi. “Più pensiamo a quanto lavoro dobbiamo fare,” mi disse, “meno ci mettiamo a farlo.”

Ci vuole impegno per interrompere il ripasso mentale dei dettagli di un problema e passare invece a riconoscere e affermare la presenza di Dio, la realtà e la potenza delle Sue qualità spirituali che, se intrattenute nel pensiero, conducono alla guarigione. 

Impressionato da sentimenti di frustrazione, tristezza e paura— reazione a storie di discordia che può sembrare appropriata—il pensiero salta da un problema all'altro, precludendoci il riconoscimento di un altro modo di reagire a tutto ciò, un modo che parte dalla bontà di Dio invece che dalla discordia.

Leggere nelle riviste della Scienza Cristiana i racconti di oltre 130 anni di guarigioni spirituali o ascoltare in chiesa, alle riunioni del mercoledì sera, le testimonianze di guarigione, dà speranza e un'utile comprensione della naturalezza della guarigione. 

Le testimonianze incominciano tipicamente con la descrizione del problema. Quale che sia il problema, malattia, rapporti difficili o difficoltà economiche, sembra a volte insormontabile. Ci possono essere evidenze fisiche o radicate opinioni che complicano il problema, facendolo apparire ancora più convincente. In alcuni casi il pensiero può avere scavato un tale solco che la speranza di sollievo non appare più possibile. 

Poi, però, succede qualcosa che non ha nulla a che fare con queste storie deprimenti. Quel qualcosa è la venuta del Cristo nel nostro pensiero; il messaggio divino che porta la comprensione della bontà di Dio, che è proprio qui e pienamente al comando.

Qualunque pretesa di discordia, per quanto imponente o toccante possa sembrare, non è solida come appare. In Scienza e Salute con Chiave delle Scritture, Mary Baker Eddy fa riferimento a “materialità evanescente,” “uomo materiale come un sogno,” e “irrealtà che sembrano reali” (pagg.472 e 491), indicandoci che ritrarre la vita come meramente materiale è un errore. Per quanto reale e definitiva possa apparire la sensazione che la vita sia limitata e governata dalla materia, essa non è per nulla la creazione reale. È una falsa percezione ed è fondamentalmente fallace, perché rappresenta in modo errato ciò che Dio ha creato. 

Tutto ciò che ci condanna a vivere senza speranza e senza la grazia di Dio contraddice la realtà spirituale. Le Scritture descrivono una nascente consapevolezza del bene divino nel resoconto della nascita di Gesù Cristo: “Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figliuolo, al quale sarà posto nome Emmanuele, che, interpretato, vuol dire: "Iddio con noi"” (Matteo 1:23). Questa comprensione Cristica della nostra unità con Dio è con noi per sempre, ed è la ragione per cui l'aiuto e la guarigione sono sempre possibili.

In Scienza e Salute, Mary Baker Eddy fornisce una descrizione dell'onnicomprensiva legge divina che è, in tutte le circostanze, la vera autorità: “Nella Scienza l'uomo è la progenie dello Spirito. Il bello, il buono e il puro costituiscono la sua ascendenza. La sua origine non si trova, come quella dei mortali, nell'istinto bruto, né egli passa attraverso condizioni materiali prima di giungere all'intelligenza. Lo Spirito è la sua prima e ultima sorgente dell'essere; Dio è il padre suo, e la Vita è la legge del suo essere.” (pag. 63).

Guarigione e progresso sono possibili perché il potere di Dio, bontà divina, è la vera causa, è colui che crea ed è reale. Questa verità mina alle fondamenta e corregge naturalmente qualunque asserzione contraria. Possiamo quindi essere certi che questo fatto spirituale porta sollievo e guarigione. Fare lo sforzo di sostituire la negatività e lo sgomento con l'umile riconoscimento della realtà di Dio porta, al pensiero e alla nostra vita, un cambiamento positivo, edificante e di trasformazione. 

Questa nostra trasformazione mentale non solo è possibile, ma è naturale per via della nostra inseparabile connessione con la bontà divina. Mia madre lo imparò al suo primo incontro con la Scienza Cristiana. Dopo 16 anni di aborti spontanei, i dottori le avevano consigliato di pensare all'adozione, spiegandole che non sarebbe mai stata in grado di portare a termine una gravidanza e suggerendole di non continuare a provarci e di fare un'isterectomia.  Poi un'amica le fece conoscere una practitioner della Scienza Cristiana, che aveva idee ben diverse in proposito.

Mia madre sentì che c'era qualcosa di radicalmente giusto nella spiegazione della practitioner secondo cui lei era la figliuola di Dio, un Padre-Madre Dio amorevole che era la vera autorità nella sua vita, l'Amore divino che non smetteva mai di abbracciarla. Questo la portò ad un cambiamento nel modo di intendere la vita. Trovò rapidamente sollievo dai pensieri ricorrenti e deprimenti di perdita e incapacità. La rivelazione che la bontà di Dio includeva anche lei, le diede conforto in modo palpabile. Presto fu nuovamente incinta; non ci fu aborto spontaneo e il parto si svolse normalmente.

Nonostante sia cresciuta come destinataria di questa benedizione, quando cominciai ad accusare io stessa questo genere di problema, mi lasciai trascinare dal senso materiale. Nel corso del tempo ebbi diversi aborti spontanei e l'opinione dei medici era che la possibilità di avere bambini era assolutamente da scartare. 

Erano anni non mi rivolgevo in preghiera a Dio. Ciò nonostante, mi sembrava che ci fosse qualcosa di sbagliato nella diagnosi dei medici. Sembrava troppo brutto per essere vero. Con questa forte convinzione, trovai l'ispirazione per incominciare a “lavare i piatti.” Iniziai a consacrarmi alla Scienza Cristiana. Il pensiero della bontà di Dio presente dappertutto, che davvero costituisce il mio essere, diventò la mia pietra di paragone—il grande fatto cui aderivo con fermezza. Volsi le spalle al parere dei medici che mi avevano condannata, e mi tenni stretta con tutto il cuore alla realtà di Dio.

Non molto tempo dopo ebbi un bimbo, ma per me, il valore più profondo di questa esperienza, fu di imparare a lasciare che Dio fosse Dio, la vera autorità della mia vita. Mi affidai completamente alle seguenti parole di Scienza e Salute: “Spero, caro lettore, che io stia guidandoti nella comprensione dei tuoi diritti divini, nell'armonia che il cielo ti accorda—che mentre leggi, tu veda che non c'è alcuna causa (all'infuori del senso erroneo, mortale e materiale che non è potere) che possa renderti malato o peccatore; e spero che tu stia vincendo questo senso. Conoscendo la falsità del cosiddetto senso materiale, tu puoi rivendicare la tua prerogativa di vincere la credenza nel peccato, nella malattia o nella morte” (pag. 253).

La preghiera che porta alla luce la testimonianza dell'Anima—la realtà della bontà divina e la nostra inseparabilità da essa—è in grado di spezzare la spirale discendente del materialismo e della disperazione. Quando accettiamo consciamente che l'evidenza spirituale del nostro essere è vera, allora quella zona apparentemente priva di Dio, definita dai problemi divoranti, incomincia a perdere la sua apparenza di realtà. Ne consegue in modo naturale la guarigione e scopriamo che i nostri sforzi di ricordare e di dimostrare l'amore onnipotente di Dio non sono qualcosa di oneroso, ma una gioia!

La missione de l’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabilità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

Scopri di più su l’Araldo e sulla sua missione.