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Cosa c’è dietro alle diagnosi?

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 1 ottobre 2012

Tradotto dal Christian Science Sentinel, 12 marzo 2007


Ciò che rende malati è l'epidemia delle diagnosi – È il titolo di prima pagina del New York Times del 2 gennaio 2007. Come reagiranno i lettori di un simile annuncio? Forse con uno sbadiglio, visto che le note informative dei farmaci da prescrizione, con tutte quelle dannose controindicazioni, non hanno arrecato il minimo danno all'industria farmaceutica!

Alcuni Scientisti Cristiani hanno letto quest'articolo, o magari solo la testata, e si sono chiesti che cosa Mary Baker Eddy avrebbe pensato di questa rivelazione. Lei spesso ragionava nei termini di sottostanti forze mentali, e s'accorse tanto tempo fa della connessione esistente fra diagnosi e malattia. Scrive infatti: “Una diagnosi fisica della malattia - dato che la mente mortale dev'essere la causa della malattia – tende a provocare la malattia” (Scienza e Salute con Chiave delle Scritture, pag. 370). Questa dichiarazione aggrava, in modo sostanziale, il legame diagnosi-malattia e suscita decisamente l'attenzione sulla base mentale, più che materiale, della malattia. Mary Baker Eddy insisteva che sia la diagnosi sia la malattia sono pilotate da elementi mentali. Nominare una malattia, così come accettarla, erano per lei eventi appartenenti ad un ambito mentale. Il potere del solo nominarla, da parte dell'autorità medica, può indurre paura nel pensiero del paziente, che cede alla malattia diagnosticata e finisce davvero col soffrirne.

I dottori, sempre nell'articolo citato, ci mettono in guardia contro “la medicalizzazione della vita quotidiana”. Il parallelo fra l'enfasi, sempre più forte, posta sullo scovare la malattia e il proliferare sempre maggiore di quest'ultima diventa, per alcuni lettori, sempre più evidente. Per gli autori dell'articolo è particolarmente allarmante la “medicalizzazione dell’infanzia”. Si chiedono che cosa non stiamo mai facendo ai nostri figli. Coloro che hanno a cuore il benessere dei bambini si domandano se, fra qualche decennio, non si giudicherà la “medicalizzazione dei bambini” dei nostri giorni come una forma di maltrattamento infantile di inizio secolo!

L'articolo descrive il rapido spostamento verso una società di “persone trasformate in pazienti”. Tale tendenza contrasta duramente con quella degli Scientisti Cristiani che, al contrario, si sforzano genuinamente di identificarsi non come pazienti, ma come “Chiesa di guaritori”. Non è forse questo un nuovo esempio, un radicale cambio di prospettiva per tutte quelle persone che subiscono la pressione delle diagnosi che le vogliono a tutti i costi malate? Riflettete per un attimo sulle implicazioni di un’intera società di guaritori!

ESSERE DIFFERENTI

La Bibbia ci dice di: “...assentarci dal corpo ed essere presenti al Signore” (II Cor. 5:8). Non è per niente facile crescere spiritualmente in un ambiente, dove i mezzi di comunicazione inculcano persistentemente nella gente ciò che potremmo definire una “coscienza della medicalizzazione”, un'enfasi costante sul corpo e i suoi potenziali problemi di salute. In tale atmosfera costrittiva le persone non sempre riescono a fare quello che è spiritualmente più naturale. È molto più semplice arrendersi a questa visione medica e materiale di noi stessi, del nostro corpo e persino della nostra esistenza.

I bambini cedono facilmente alla tentazione di seguire il gruppo e noi adulti, nonostante ci si creda più forti ed astuti, facciamo altrettanto. La nostra tendenza è di pensare e agire come pensano e agiscono gli altri, ma con la presunzione di fare e pensare con la nostra testa. Se il nostro prossimo conduce un'esistenza di tipo materiale, lo faremo anche noi a meno che non difendiamo attivamente il nostro diritto di pensare in modo più indipendente e spirituale. Gli Scientisti Cristiani, ad esempio, che hanno l'onesto e ragionevole desiderio di affidarsi alla preghiera per risolvere i loro problemi, non sono comunque immuni al peso gravoso della mentalità che sta trascinando la società nella “medicalizzazione”. A volte riescono a mantenere una direzione spirituale, altre volte no.

Molti si chiederanno il perché del resistere, perché non seguire semplicemente la massa? Contrariamente alla credenza generale che abbiano una qualche strana avversione nei confronti dei dottori, gli Scientisti Cristiani apprezzano lo sforzo dei medici molto di più della gente che regolarmente si rivolge a loro. Ciononostante, è vero che gli Scientisti Cristiani scelgono di affidarsi alla preghiera piuttosto che ai rimedi offerti dalla medicina, e vi è una logica. L'esperienza di vita ha dato loro una ragionevole prova dell'efficacia della preghiera scientifica (praticata sia nel Vecchio sia nel Nuovo Testamento) che si dimostra più sicura e affidabile della moderna medicina. E c'è dell'altro: il sentimento sincero che la guarigione attraverso la preghiera, mercé una trasformazione ed una rigenerazione divine, li rende migliori sia sotto l'aspetto morale che spirituale. Diventano migliori vicini di casa, migliori impiegati, migliori genitori e migliori cittadini in una società che tanto ha bisogno di stabilità etica e morale. Questa è in parte la ragione per cui gli Scientisti Cristiani resistono alle influenze che spingono a dipendere dal sistema della medicina, sistema che sostiene di essere l’unico a poter dare un nome a tutte le afflizioni del corpo.

UN NUOVO MODO DI VEDERE LA REALTÀ

Tuttavia c'è una ragione ancor più significativa, e di fatto assai più importante, che spiega questa resistenza alla medicina andando dritto al cuore della teologia della Scienza Cristiana. Definisce quello che gli Scientisti Cristiani credono di essere veramente. Ecco un gruppo di persone, oramai una comunità internazionale, convinta che ogni individuo è spirituale, totalmente spirituale, ora. Non si tratta di una combinazione di spiritualità e materialità, ma di pura spiritualità che è qui e adesso, non nell'aldilà, in un eventuale futuro dopo la morte. È adesso ed è qui.

Non è ingenuità, sanno che il mondo mostra tutto il contrario. Gli Scientisti Cristiani riconoscono che ciò che appare è un mondo solido di materia, proprio come lo vedono tutti gli altri. E infatti sono riflessivi e con la testa sulle spalle, sono perfettamente integrati nella società. Realizzano però, nella propria vita di tutti i giorni, l'evidenza di quello che sanno di essere nella realtà, in perfetto accordo con la teologia della Scienza Cristiana. Sono convinti che la Bibbia, e specialmente il ministero di Gesù Cristo, ci richiamano con forza al riconoscimento della realtà divina in cui ogni individuo è il figliuolo spirituale di Dio, integro, innocente e buono. Sanno che questa verità si può dimostrare, passo a passo, tramite la guarigione spirituale.

E allora, questa teologia, che c'entra con il resto della società che si muove a passo svelto in direzione di un numero sempre maggiore di diagnosi, che risultano poi in un numero sempre maggiore di malattie? Molto di più di quanto non si creda. Gli Scientisti Cristiani non mettono in discussione l'onesta attività dei medici per alleviare le sofferenze. Però quest'ondata di “medicalizzazione” della società, attraverso diagnosi sempre più sofisticate, è diventata una specie di simbolo culturale. Ne abbiamo una bella illustrazione nella Bibbia con Adamo. La Bibbia descrive innanzi tutto la creazione di Dio come spirituale. Egli creò l'uomo – ogni singola persona – a Sua immagine e somiglianza. Egli ci nominò buoni e perfetti. Segue poi la descrizione dell'uomo adamitico, ove l’uomo viene visto come materiale, vulnerabile, soggetto alle malattie.

Quest'uomo, ben diverso dal precedente, rinomina la creazione che diventa materiale e discordante. La diagnosi medica è esemplificativa di questo approccio descrittivo di Adamo per esprimere chi siamo, etichettandoci come vulnerabili invece che perfetti. È un modo non troppo sottile di affermare che l'uomo non è spirituale, ma materiale. Alla materia viene data la totale supremazia, con tutte le sue inevitabili vulnerabilità. È una forma di negazione dell'infinità, dell'onnipotenza e onnipresenza dello Spirito, di Dio. È un vero e proprio attacco alle fondamenta dell'insegnamento teologico che insegna che ogni individuo è figlio o espressione di Dio, Spirito perfetto. Decisamente una sfida, senza mezzi termini, alla dichiarazione di Mary Baker Eddy: “Lo Spirito dà nome a tutto e benedice tutto” (Scienza e Salute, pag. 507). Nel mondo odierno della medicina le diagnosi dichiarano non solo che i figliuoli di Dio sono malati, ma che sono materiali e di conseguenza fondamentalmente vulnerabili alla malattia. La diagnosi viene recepita troppo spesso come una maledizione piuttosto che una benedizione.

SCONTRO DI TEOLOGIE

La comunità degli Scientisti Cristiani è alquanto modesta. Il mondo della medicina, con la sua crescente autorità nel vedere l'essere umano  come paziente malato, è invece assai preponderante. Ci vuole una bella dose di coraggio per credere e praticare una teologia che definisce l'individuo in modo radicalmente diverso dal mondo della medicina e delle sue diagnosi.

Ma come fanno gli Scientisti Cristiani a reggere le pressioni della società? Qualcuno potrebbe dire che il loro impegno è davvero notevole, mentre altri potrebbero invece sostenere che la questione sia ancora irrisolta. Coloro che desiderano riflettere più a fondo sull'articolo del New York Times si chiederanno se l'allarme che ha lanciato abbia queste profonde implicazioni. Non è forse la crescente tendenza alle diagnosi, un tipo di teologia essa stessa, che riduce l'uomo a mero organismo materiale, nel modo più intimo possibile, sfidando in effetti il resoconto biblico secondo il quale Dio ha fatto spirituale e buona tutta la Sua creazione? Per molti intravedere quest'aspetto è decisamente un bel salto, ma è sostanzialmente un richiamo a considerare più a fondo una teologia – con cent'anni di storia di guarigioni grazie alla preghiera – che da lungo tempo ha sostenuto e sostiene il lato negativo della diagnosi medica della malattia.

L'articolo del New York Times è un importante avvertimento ad interrogarsi se questo crescente ricorso alla diagnosi medica accresca il senso e la paura della gente nei confronti della malattia. Ma qui si gioca una questione ben più importante, ovvero se si tratti di uno scontro di due teologie, l'una basata sulla materia e l'altra sullo Spirito, che si contendono il diritto di darci un nome, di definirci, di gestire il nostro benessere. Vi è mai capitato di temere di avere una brutta malattia che richiederebbe l'intervento di un medico? Il peso di tutta quest'aggressiva pubblicità sulle malattie, assieme alle conversazioni con gli amici, possono metterci in modalità “diagnostica”, con conseguenti diagnosi fai-da-te, con tanti dubbi e paure riguardo alla nostra presunta malattia. E che succede se ci si fissa su una specifica condizione patologica, magari dopo la conferma diagnostica espressa dal proprio medico? Eppure nulla di ciò che si basa su una visione materiale è mai fisso o determinato. Potreste chiedervi: “Cosa implica una diagnosi? Cosa esprime un nome?” E potreste poi rispondervi secondo la promessa della Bibbia, che Dio vi darà “una pietruzza bianca (una luce permanente), e sulla pietruzza sta scritto un nuovo nome che nessuno conosce, se non colui che lo riceve.” (Apocalisse 2:17). Rifletteteci! È un'impegnativa “medica” spirituale, un'assoluzione da una falsa accusa, una dichiarazione per iscritto di benessere che non può essere sovvertita. Dio dichiara l’uomo esente dalla malattia, ed ha il potere di capovolgere il nome fondato su Adamo; ci benedice tutti in quanto liberi ed integri.

Forse, nell'articolo citato, si cela un'importante lezione da ponderare  anche per gli Scientisti Cristiani. Certo, è molto incoraggiante scoprire che c'è gente che riconosce il pericolo insito in un processo che sempre più tende a definire l'essere umano come aggregato di materia malata e vulnerabile. Senza dubbio gli autori dell'articolo, e la maggior parte dei lettori, difenderebbero comunque, in parte o totalmente, la pratica medica che include la diagnosi delle malattie e l'uso dei medicinali, a prescindere dai loro effetti collaterali. La diagnosi è essenziale per il trattamento delle malattie, secondo la pratica medica moderna. Il punto però non riguarda i dottori, che fanno del loro meglio per liberarci da ciò che sembra essere una maledizione, ma riguarda la mentalità generale, imposta sulla società, che accetta ed insiste a dare un nome a chi e che cosa siamo sulla premessa di Adamo. Questo è un vero e proprio errore teologico.

ALLORA, COSA SI CELA DIETRO A UN NOME?

Gli Scientisti Cristiani rivolgono la loro attenzione ben oltre le attività mediche, concentrandosi invece sulla loro relazione con Dio, sul nome e sulla natura che Dio ha dato loro. Non una relazione eventuale verso il divino, solo quando necessario e basata sulla speranza, ma piuttosto una verità assoluta qui ed ora. Proprio adesso gli Scientisti Cristiani vedono che l'esistenza è interamente spirituale. Percepiscono perfettamente le pressioni del mondo che si oppongono, anziché sostenerla, alla libertà di vivere secondo la definizione dell'esistenza data da Dio.

Riconoscono che la “medicalizzazione” della società rischia di strangolare una teologia che neghi la materia. A causa di ciò, l'espansione delle diagnosi mediche rappresenta una minaccia ancor maggiore del conseguente aumento delle malattie nella società che tale espansione può apportare. Devono insomma sapersi sottrarre al crescente impatto mentale che tende a ridurre la capacità dell'individuo di vivere la propria teologia, di vivere maggiormente la realtà spirituale. Cosa si cela, allora, dietro a un nome? Nulla, senza l'autorità di Dio, bene supremo. Non dimenticatevi mai di rivendicare quest'autorità!

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La missione de l’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabilità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

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