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Il caldo non può nuocere

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 9 luglio 2026

Originariamente pubblicato sul numero del 6 luglio 1968 del Christian Science Sentinel


Una donna detestava le calde giornate estive e temeva le prolungate ondate di caldo che si verificavano piuttosto di frequente. Ascoltava ogni mattina le previsioni del tempo e permetteva che le preoccupazioni generali si radicassero nel suo pensiero a tal punto da sentirsi infelice e a disagio per la maggior parte del tempo. Sebbene quando era malata ricorresse alla Scienza Cristiana per trovare guarigione, era convinta che le condizioni meteorologiche fossero al di fuori del suo controllo. Poi un suo familiare le fece notare che il suo problema non era diverso da una malattia — che, di fatto, era una malattia. Questo la colse di sorpresa e la spinse ad approfondire il suo studio della Scienza Cristiana in modo costruttivo.

Aprì la Bibbia e lesse con attenzione la storia di Shadrach, Meshach e Abednego. Questi tre ebrei adoravano Dio. Anche il re Nebucadnetsar era devoto, ma il suo dio era un’immagine d’oro. Nel suo zelo di fedeltà al proprio idolo, il re esigette che Shadrach, Meshach e Abednego si prostrassero e lo adorassero. Tuttavia, poiché non potevano adorare ciò che sapevano essere falso, il re, infuriato, ordinò che fossero gettati in una fornace ardente. Tuttavia, invece di bruciare, i tre uomini attraversarono le fiamme indenni. Sbalordito, il re li chiamò, e i tre uomini uscirono. Si narra che «il fuoco non aveva avuto alcun potere sui loro corpi, i capelli del loro capo non erano stati bruciati, i loro mantelli non erano stati alterati e neppure l’odore di fuoco si era posato su di loro» (Daniele 3:27).

Questi uomini non avevano permesso che la vista delle fiamme o il pensiero del pericolo e del calore li spaventassero e li allontanassero dalla loro fedeltà a Dio. A prescindere dalle minacce del re, non si sarebbero prostrati davanti a un’immagine. Confidavano nella capacità di Dio di prendersi cura di loro.

La donna capì che le fiamme non avevano toccato quegli uomini perché essi avevano compreso che Dio era la loro Vita, e per lo stesso motivo il calore non poteva toccare nemmeno lei né tantomeno metterla a disagio. Con gioia e gratitudine, rivendicò la sua identità spirituale di figlia di Dio, protetta, serena, pienamente soddisfatta e accudita. Ogni sensazione di disagio la abbandonò, e ricordò le parole di Mary Baker Eddy: «Divenite consapevoli per un solo momento che la Vita e l’intelligenza sono puramente spirituali — né nella materia né appartenenti alla materia — e allora il corpo non avrà più di che lagnarsi» (Scienza e Salute con Chiave delle Scritture, pag. 14). La donna scoprì che poteva stare a casa sua, così come all’aperto, senza provare alcun disagio, sebbene in casa non ci fossero né aria condizionata né ventilatore.

Possiamo dimostrare progressivamente un certo grado di immunità dagli estremi climatici, sia dal freddo gelido dell’inverno che dal grande caldo dell’estate. Poiché l’uomo è spirituale, il riflesso di Dio, Spirito, non è composto da alcun elemento carnale che possa soffrire o essere influenzato dalle temperature. Egli non prova né il calore dell’odio né il gelo dell’indifferenza verso gli altri. Man mano che comprendiamo questo fatto e lo viviamo, ci identifichiamo più chiaramente con l’uomo reale e possiamo rivendicare l’immunità dal disagio.

La definizione di «Creatore» data da Mary Baker Eddy si conclude con le seguenti parole: «Dio, che fece tutto ciò che fu fatto e non potrebbe creare un atomo o un elemento che sia l’opposto di Se stesso» (Scienza e Salute, pag. 583). Se crediamo che Dio, il bene, sia il creatore dell’universo, incluso l’uomo, dobbiamo anche credere e dimostrare l’assoluta nullità, l’assenza o l’irrealtà del male, eliminandolo dal nostro essere. Dobbiamo sapere che non può esserci alcun male in grado di nuocerci, né dentro né fuori di noi. Allora i piccoli fastidi non causeranno disagio né angoscia.

Possiamo immaginare la gratitudine e la gioia travolgenti che si proverebbero uscendo incolumi da una fornace ardente. Gioia e gratitudine sono due degli effetti meravigliosi che accompagnano la consapevolezza della tenera sollecitudine di Dio per i Suoi figli. Tutti noi possiamo e dobbiamo rivendicare la gioia come parte del nostro vero essere. Riconoscendo la cura sempre presente di Dio, Cristo Gesù rese grazie prima di risuscitare Lazzaro dai morti. Inoltre nelle circostanze più terribili, quando sapeva che avrebbe dovuto lasciare i suoi discepoli, disse: «Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa» (Giov. 15:11).

Possiamo riconoscere che la gioia è una componente essenziale del nostro essere, che né il clima, né il luogo, né i cambiamenti possono portarci via. Dobbiamo stare in guardia, respingere come false tutte le affermazioni, le notizie, i pettegolezzi, anche riguardo a credenze consolidate nel tempo, sul potere del caldo, del freddo e di altri fenomeni atmosferici di turbare l’armonia e l’utilità della nostra vita quotidiana.

Mary Baker Eddy afferma: «State di guardia alla porta del pensiero. Ammettendo soltanto quelle conclusioni che desiderate veder manifestate sul corpo, vi potrete controllare armoniosamente» (Scienza e Salute, pag. 392). La Bibbia ci dice che la nostra vera dimora è un luogo celeste, un luogo pieno di gioia, certamente privo di qualsiasi atmosfera disarmoniosa: «Poiché in lui viviamo, ci muoviamo e siamo» (Atti 17:28).

La missione de l’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabilità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

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