Skip to main content Skip to search Skip to header Skip to footer

L'impatto del pensiero cristico individuale sul pensiero del mondo

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 6 agosto 2026

Originariamente pubblicato sul numero del 6 agosto 1984 del Christian Science Sentinel

 


I fisici ci spiegano che se si poggia una piuma su un asse d’acciaio essa lo piegherà, sebbene in misura leggerissima. Infatti, ho letto di un insegnante di fisica delle scuole superiori che utilizzando una normale piuma di uccello, un asse di vagone ferroviario e uno strumento di misurazione molto sensibile, è riuscito a misurarne l’impatto. (Vedi Progress at Principia, summer 1983)

Ora, quest'articolo non vuole trattare di piume e di assi, ma della lezione che ho imparato da quell’esperimento, ovvero: mai sottovalutare l’impatto dei propri pensieri e dell'esempio che si dà! La qualità di quei pensieri e di quell'esempio è infatti di considerevole importanza!

Possiamo tutti esser grati di avere gli insegnamenti e l’esempio del maestro cristiano da seguire. Ognuno di noi può influenzare il mondo con quello stesso cristianesimo risanatore che Gesù esemplificò e insegnò come vivere ai suoi discepoli. Mary Baker Eddy, la Scopritrice e Fondatrice della Scienza Cristiana, dichiara nel libro di testo della Scienza Cristiana, Scienza e Salute con Chiave delle Scritture: «È possibile — anzi, è dovere e privilegio di ogni bambino, uomo e donna — seguire in qualche misura l’esempio del Maestro con la dimostrazione della Verità e della Vita, della salute e della santità» (pag. 37). Non è forse questo il momento migliore per iniziare?

Gesù Cristo dichiarò: «Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri», e per spiegare in che modo farlo aggiunse: «Come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Giovanni 13:34). Ma a conti fatti, in che modo amava Gesù? È proprio quello che mi son chiesta. Lo studio dei quattro Vangeli mi ha fatto notare che prima di tutto il Maestro attingeva sempre le sue informazioni dall’unico creatore perfetto — dallo Spirito, non dalla materia. Era la sua comprensione spirituale della totalità e dell’onnipotenza di Dio, l’Amore, che accoglieva chi veniva da lui e provvedeva al bisogno umano di ciascuno proprio lì dove serviva.

Scienza e Salute afferma: «Gesù vedeva nella Scienza l'uomo perfetto, che a lui appariva proprio dove i mortali vedono l'uomo mortale peccatore. In quest'uomo perfetto il Salvatore vedeva la somiglianza stessa di Dio, e questa visione corretta dell'uomo guariva i malati» (pp. 476-477).

Laddove la materia manifestava disabilità o malattia, Gesù vedeva la perfezione dell’opera dello Spirito, guarendo quindi la cecità, la paralisi e la lebbra. Anche quando l'evidenza materiale insisteva a mostrare che la morte era un dato di fatto, Gesù sapeva che la Vita era indistruttibile. Così il Maestro riuscì a risuscitare Lazzaro che si trovava nella tomba da quattro giorni.

Recentemente, mentre leggevo il giornale col desiderio ardente di raggiungere e toccare il nostro prezioso mondo con l’impatto guaritore di una visione cristianamente scientifica — quella che vede ovunque l’immagine di Dio — iniziai ad osservare il modo in cui reagivo a quella lettura.

Uno degli articoli di prima pagina riguardava un commento sarcastico fatto da un personaggio di spicco. «Disgustoso!», mi dissi; un altro articolo, su un incidente aereo, non mi presi nemmeno la briga di leggerlo pensando fosse uno dei soliti tristi resoconti della tragedia avvenuta il giorno prima; un terzo ancora parlava di una giovane madre che aveva picchiato a morte il proprio figlio. Ero inorridita.

«Aspetta un attimo», mi dissi. Disgusto, indifferenza, shock, questi di certo non facevano parte di un atteggiamento cristiano. Se provo disgusto, sto allora influenzando il pensiero del mondo con recriminazione, non con una comprensione guaritrice dell’Amore divino; se sono indifferente, sto alimentando l’apatia; se mi sento sopraffatta, sto contribuendo a diffondere la paura. Di sicuro, posso far meglio di così.

«Parti da Dio», fu l'ispirazione. E così feci. Riconoscendo Dio come Principio divino, Amore, che riempie tutto lo spazio ed è l'unico potere, cominciai a ragionare sul fatto che l’uomo è fatto a Sua immagine e somiglianza (come ci assicura il primo capitolo della Genesi) e quindi dev'essere interamente amabile, amorevole, degno di amore e amato.

Amabile perché è fatto per riflettere la bontà dell’Amore divino, costituito dalle qualità dell’Amore, governato e preservato dalla legge dell’Amore. (Lì non c’è posto per lesioni, difetti o deformità fisiche o morali!)

L'uomo è amorevole perché è motivato, animato e sospinto dall'Amore con la sua tenera forza e saggezza. (Non c'è posto per odio, istinto animale o violenza nell'uomo della creazione dell’Amore).

L'amabilità è una qualità della natura spirituale dell'uomo perché egli riflette naturalmente e necessariamente la tenera paternità dell'Amore. (Non c'è posto per l'essere indegni dell'amore di Dio, né per alcuna incapacità o riluttanza a percepirlo o a esprimerlo!)

E infine, ogni identità spirituale è amata e custodita con cura perché, in quanto espressione unica dell’Amore divino, è necessaria a Dio tanto quanto Dio lo è a lei e a ogni singola manifestazione divina. (Lì non c’è spazio per figli indesiderati, non necessari o non apprezzati!)

In breve tempo, i miei pensieri si riempirono dell’onnicomprensività del Principio divino, l’Amore. Non mi sentivo più sopraffatta dalle notizie che avevo letto ma, al contrario, mi protendevo mentalmente verso quelle che parevano vittime o agenti del male, abbracciandole nell’amore dell’Amore. Ero fiduciosa che le mie preghiere stessero facendo sentire il peso del potere infallibile della legge di Dio in ogni circostanza, confortando, correggendo e governando ovunque ve ne fosse bisogno.

Più tardi, quello stesso pomeriggio, ebbi l’opportunità di condividere, con una persona in difficoltà, quelle verità specifiche su cui avevo meditato circa la costanza, la coerenza e la continuità dell’amore di Dio. So con certezza che se non avessi ascoltato le specifiche rivelazioni della Mente che mi preparavano a intravedere la totalità dell’Amore divino, questa opportunità di condivisione non si sarebbe presentata, perché non sarei stata pronta ad esser d'aiuto.

Non sottovalutate mai l’effetto del vostro esempio e della vostra conoscenza della verità caratterizzata dalla preghiera, pensando che siano troppo insignificanti per avere un effetto sul nostro mondo! Tutto il bene che conoscete, vivete e dimostrate va a beneficio di tutta l’umanità. Per esempio, se con la preghiera avete guarito un raffreddore, avete contribuito in una certa misura a ridurre le malattie nel mondo. Perché? Perché avete dimostrato che la malattia non è reale e che la materia non ha leggi.

Se con la preghiera avete guarito un infortunio, avete contribuito in una certa misura a ridurre gli incidenti e gli infortuni nel mondo. Perché? Perché avete dimostrato che non c’è posto per l’imperfezione nella creazione perfetta di Dio e che la materia non può dettare condizioni che governino l’uomo.

Se le vostre preghiere hanno guarito un senso di risentimento nei confronti di qualcuno, avete già contribuito in piccola parte a sradicare uno dei semi della guerra, perché avete dimostrato che l’odio non fa parte della natura umana.

Nel guarire un raffreddore, un infortunio o del risentimento, avete anche apportato beneficio al mondo intero, perché avete sradicato il vostro sostegno mentale dalla credenza diffusa in quel male specifico e avete riflesso la Verità e l’Amore divini, irradiando la luce della comprensione spirituale.

Quindi, ogniqualvolta siete tentati di pensare che una piuma non possa di sicuro piegare un asse — che ciò che pensate o fate non abbia affatto importanza per il mondo — ricordate i fatti. Potete anche richiamare alla memoria quella storia biblica dove la saggezza che Dio aveva donato a un singolo uomo salvò l’intera città dall’assedio di un gran re (vedi Ecclesiaste 9:14, 15), oppure ricordare questa promessa di Mary Baker Eddy: «Quando il pensiero dimora in Dio — e non dovrebbe per la nostra coscienza dimorare altrove — si deve fare del bene a coloro di cui si mantiene il ricordo, che siano amici o nemici, e ognuno condivide il beneficio di tale splendore. Questa felicità e benedizione individuale non vengono tanto dall’amore individuale quanto da quello universale: emettono la luce perché la riflettono; e tutti coloro che sono ricettivi ne partecipano in egual misura» (Miscellaneous Writings, pag. 290).

Possiamo accogliere ogni momento di ogni giorno come l’ora in cui l’Amore divino ci mette in grado di fare la nostra parte per elevare il pensiero del mondo intero, alleviando così, in una certa misura, il peccato e la sofferenza ovunque essi siano.

La missione de l’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabilità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

Scopri di più su l’Araldo e sulla sua missione.