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La preghiera che rende sani

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 20 maggio 2026

Originariamente pubblicato sul numero del 14 febbraio 2011 del Christian Science Sentinel

 


 Spirito misericordioso, dimora in me:
Io stesso misericordioso vorrei esser,
E con parole che aiutano e guariscono
La Tua vita nella mia vorrei rivelar;
E con azioni coraggiose e mansuete
Lo stesso spirito misericordioso del Cristo lasciar parlar.
Spirito di Verità, dimora in me:
Io stesso sincero vorrei esser,
E con saggezza gentile e lucida
Lasciar che la Tua vita nella mia si manifesti;
E con azioni fraterne
La sincerità del Cristo seguir.
Spirito potente, dimora in me:
Anch’io potente vorrei esser,
Potente, che possa prevaler
Laddove l’uomo senza aiuto deve fallir;
Sempre spinto da trionfante speme,
Andar avanti e tener duro. 

— Thomas T. Lynch, Innario della Scienza Cristiana, Inno n. 88

Ci sono solo pochi passaggi nel Nuovo Testamento della Bibbia dove Gesù dichiara: «La tua fede ti ha guarita». Uno di questi riguarda una donna che aveva cercato presso vari dottori una cura per l’emorragia di cui soffriva da dodici anni, ma senza alcun risultato (vedi Matteo 9). Alla fine, alla disperata ricerca di sollievo e nonostante i divieti ebraici di mostrarsi in pubblico in quelle condizioni, si fece strada tra la folla di ammiratori di Gesù per toccargli le vesti e fu immediatamente guarita. Il potere curativo del Cristo, di cui Gesù era l’esempio, rese evidente la sua fede e questa limpidezza spirituale ristabilì la sua salute. Nulla si dice in quell’episodio di come Gesù abbia pregato, ma sappiamo che stava recandosi da una bambina in fin di vita per guarirla. Come si evince dalla la storia, nemmeno ai suoi discepoli — gli allievi e gli amici più stretti di Gesù — era chiaro quale fosse il suo stato d’animo e lo ripresero quando chiese chi mai lo avesse toccato nel mezzo della folla numerosa e spintonante che stava attraversando.

A prescindere dal fatto che si trovasse nel bel mezzo di un mercato affollato, è piuttosto evidente che Gesù era pronto a guarire, salvare e dare conforto a chi gli stava intorno. Era pronto per qualunque circostanza potesse presentarsi, dallo sfamare le folle (vedi Marco 6) al risuscitare i morti (vedi Luca 7) e guarire malattie croniche (vedi Giovanni 5) virtualmente in un istante. Cosa lo preparò a compiere queste opere di guarigione?

Sappiamo che Gesù sosteneva di avere un rapporto molto intimo con Dio, suo Padre, chiamandolo Abba che significa «Papà» (vedi Marco 14:36) e incoraggiava i suoi seguaci a considerare anch'essi Dio come loro Padre. Con queste parole, che fanno da prefazione alla preghiera diventata nota come «Padre Nostro», Gesù ricordò loro il dolce risultato che si consegue quando ci si rivolge al Padre celeste: «Prega il Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente» (Matteo 6:6). Anche Gesù passava del tempo a pregare in solitudine. La Bibbia fornisce pochi dettagli a proposito di quelle preghiere, ma secondo il Vangelo di Marco: «…il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava» (Marco 1:35).

Mary Baker Eddy, devota seguace di Cristo Gesù, in Scienza e Salute con Chiave delle Scritture scrive: «Gesù pregò; si ritrasse dai sensi materiali per ritemprare il suo cuore con vedute più luminose, spirituali» (pag. 32). Grazie alla propria esperienza, Mary Baker Eddy conosceva l'importanza di far tacere il pensiero e di riconoscere la totalità di Dio come mezzo per affrontare e superare le difficoltà della vita, tra cui la malattia, il tradimento e il dolore. Gesù fronteggiò ripetutamente malattie sia fisiche che mentali, per poi sconfiggerle in modo rapido e completo, e Mary Baker Eddy ne seguì l'esempio.

Sarebbe stato difficile per Gesù pregare in modo specifico per ogni situazione che si sarebbe potuta presentare. Ciò lo avrebbe fatto impantanare nei dettagli proprio di quelle patologie che voleva sanare. Cercava in Dio le risposte, anziché affidarsi semplicemente all'immagine fisica che identificava il problema, immagine che spesso mostrava soltanto l'urgente necessità di risoluzione. Il Vangelo di Giovanni traccia un ritratto intimo del rapporto che Gesù aveva con Dio e di quanto esprimesse nel suo ministero tale legame. Gesù spiega: «Il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio. Poiché il Padre ama il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli fa…» (Giovanni 5:19, 20). Nel capitolo 17 dello stesso Vangelo, Gesù aggiunge: «…non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi… Or io non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me per mezzo della loro parola» (versetti 9,20). Questa grande preghiera avvolse e benedisse tutti quelli con cui entrò in contatto e continua a benedire e a guarire chi lo segue ancor oggi.

Vorrei spiegare questo punto con un piccolo esempio tratto dalla mia storia personale. Io e un amico, che ha appena iniziato a leggere Scienza e Salute, stavamo facendo le prove per un evento del coro della comunità che richiedeva di sedersi ed alzarsi parecchie volte, oltre che di salire e scendere dagli scalini, e notai che lui era in difficoltà. Non feci commenti, ma lui mi disse che aveva paura di non riuscire più ad alzarsi una volta seduto. In quel momento mi fu così chiaro che il potere e la presenza di Dio dominavano qualsiasi tipo di disagio che gli dissi semplicemente: «Puoi prendere una decisione diversa». Acconsentì e si sedette con cautela. Quando, un po' più tardi, arrivò il momento di alzarsi di nuovo, lo fece in totale libertà. Sapeva che sono una Scientista Cristiana e facendo una piccola piroetta esclamò: «Sono guarito!» Per il resto delle prove si alzò e si sedette con la stessa facilità di tutti noi.

All'epoca non ne parlammo, ma dopo l'evento mi mandò un'email per dirmi che da quasi una settimana soffriva di forti dolori alla schiena. Suo padre, che è medico, gli aveva prescritto degli antidolorifici molto potenti che intendeva prendere il giorno seguente, dopo lo spettacolo. Inoltre, suo padre aveva programmato per la settimana successiva una serie di esami approfonditi, perché era preoccupato per il figlio.

Il mio amico mi chiese come avessi pregato. Mi disse che pregava come stava imparando dalla lettura di Scienza e Salute, ma senza alcun risultato. La mia risposta fu semplice: ero arrivata alle prove del coro con la convinzione che l’uomo è spirituale. Non avevo pregato per il mio amico, nemmeno dopo che mi aveva confidato le sue difficoltà, benché avessi silenziosamente affermato la bontà di Dio. Però le mie preghiere, quella mattina prima delle prove, erano pregne della consapevolezza che Dio è l’unico potere perfetto e che io, e tutti i presenti, eravamo i rappresentanti di quel potere amorevole. Sapevo che Dio era presente alle prove proprio come lo è in ogni momento. Ero convinta che tutto andava bene e che nulla avrebbe potuto ostacolare o compromettere le prove, o qualsiasi altro lavoro andasse fatto.

Raccontai anche al mio amico che siccome stava pregando anche lui fin dall’inizio, aveva naturalmente condiviso la mia semplice affermazione del fatto divino e quella condivisione aveva portato alla guarigione.

Mary Baker Eddy, in un’altra delle sue opere, The First Church of Christ, Scientist, and Miscellany, scrive: «I pensieri buoni sono un’armatura impenetrabile; così rivestiti, siete completamente protetti dagli attacchi dell'errore, di qualsiasi natura esso sia. E non solo voi stessi siete al sicuro, ma tutti coloro su cui si posano i vostri pensieri ne traggono beneficio» (pag. 210). Per me, questa affermazione chiarisce quello che accadde con il mio amico quel giorno e spiega anche il potere di guarigione del Cristo, ovvero l’autorità divina che Gesù possedeva, che è ancora attiva e disponibile oggigiorno.

Le mie preghiere erano focalizzate sul riconoscere e accettare il potere e la presenza di Dio e, a causa di ciò, la perfezione generale di tutto ciò che sarebbe accaduto alle prove e nel corso della giornata. Ero convinta che la legge di Dio fosse attiva e sul posto, una legge che la Bibbia definisce «è verità» (Salmo 119:142). Quella verità, ne ero sicura, governò gli eventi della giornata. Le preghiere del mio amico si focalizzavano maggiormente sul liberarsi da un problema doloroso. I due tipi di preghiera sono entrambi normali ed efficaci nella Scienza Cristiana. Tuttavia, poiché le mie preghiere erano una sincera affermazione del bene generale, fungevano da amplificatore alla preghiera più specifica del mio amico. Ci sono persone, di molte religioni e fedi diverse in tutto il mondo, che pregano per il bene in questa maniera più ampia e queste preghiere globali sono una benedizione e una risorsa su cui ognuno di noi può contare quando prega in modo più specifico.

Sapevo che il mio amico stava attivamente cercando la guarigione attraverso un sistema di cura, la Scienza Cristiana, di cui cominciava a riconoscere la validità. Questa Scienza, illustrata in Scienza e Salute, rivela le leggi divine che sono facilmente applicabili nei contesti odierni, proprio come lo erano ai tempi di Gesù. La nostra fede, la fede di chiunque, può divenire consapevole ed ampliarsi grazie a queste leggi cristianamente scientifiche, e portare alla guarigione. I risultati sono garantiti quando i rudimenti, ovvero i concetti biblici fondamentali vissuti e insegnati da Gesù, vengono mantenuti. Questo non solo potenzia le nostre preghiere, ma ci prepara alla guarigione, nella nostra vita e come aiuto per gli altri.

È proprio questo che rende le nostre preghiere così importanti per il mondo. Quando preghiamo partendo da quella prospettiva più generosa che mira a diffondere la luce di Dio in ogni direzione, rafforziamo di fatto l’effetto benefico delle preghiere di chi prega per soddisfare una specifica necessità. E quando le nostre preghiere riguardano questioni a noi più prossime, possiamo esser certi di essere sostenuti ed elevati da coloro che stanno offrendo le loro preghiere più ampie a nome di tutti.

La missione de l’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabilità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

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