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Rivoluzioni nella coscienza e il desiderio di pace

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 17 marzo 2026

Originariamente pubblicato sul Christian Science Monitor e successivamente sul numero del 26 maggio 1986 del Christian Science Sentinel

 


Molte persone ritengono di essere pacifiche, e che il mondo, invece, sia scosso dalla costante minaccia e dal peso della violenza altrui.

Fino a poco tempo fa la pensavo anch’io così. Mi consideravo una persona estremamente pacifica – non avevo mai commesso atti di violenza fisica – e sono certo che, se interrogati, amici e conoscenti avrebbero concordato con me. In qualche modo, non mi sono mai preoccupato di conciliare questa percezione di me stesso con l’evidenza di un temperamento piuttosto irascibile che si manifestava in famiglia con una certa regolarità. Nel corso degli anni avevo imparato a controllare gli scoppi d’ira; tuttavia, in quei momenti il mio modo di pensare rimaneva piuttosto rabbioso. Questa sembrava essere una caratteristica familiare, e persino culturale. Sebbene mi dispiacesse profondamente, l’accettavo come più o meno inevitabile.

Eppure, allo stesso tempo, aborrivo la violenza nel mondo e, come tanti altri, desideravo ardentemente la pace per tutti. Inoltre, come tanti altri, provavo la frustrazione di pensare che si potesse fare ben poco per realizzarla.

Ciononostante, essendo io uno Scientista Cristiano, da molto tempo pregavo e riflettevo su questo argomento. Da molti anni mi ero reso conto che i progressi rivoluzionari nel mondo — i movimenti verso uno stile di vita più umano e civile per l’umanità — dovevano iniziare con rivoluzioni individuali a livello di coscienza. Altrimenti il cambiamento sociale non avrebbe avuto radici, né fondamenta durature.

Grazie alla preghiera sono giunto a comprendere che questo requisito per lo sviluppo spirituale individuale, chiaramente insegnato da Cristo Gesù, dovrebbe essere motivo di gioia, perché significherebbe che proprio in questo momento c’è qualcosa che possiamo fare. Questo lavoro è fondamentale per il nostro progresso individuale e per il processo internazionale di pace. Il nostro compito è quello di condurre nella nostra mente e nel nostro cuore una rivoluzione di pace, sradicando qualsiasi forma di violenza vi si annidi. «Proseguiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla edificazione reciproca», esortava San Paolo i Romani (Rom. 14:19). Ognuno di noi può essere vigile per eliminare dai propri pensieri l'odio, la meschinità, il risentimento, l'invidia e il disprezzo di sé attraverso il potere divino. Possiamo stare attenti a non alimentare il desiderio di vendetta né esprimere una violenza passiva di disaffezione o di rabbia per il fatto che la nostra sofferenza non sia stata riconosciuta. 

Mary Baker Eddy chiarisce il suo punto di vista sull'importanza di lavorare per la pace nel mondo. «Per molti anni», scrive, «ho pregato quotidianamente che non ci fossero più guerre, né barbarici massacri dei nostri simili; ho pregato affinché tutti i popoli della terra e delle isole del mare avessero un solo Dio, una sola Mente; amassero Dio sopra ogni cosa e amassero il prossimo come se stessi» (The First Church of Christ, Scientist, and Miscellany, p. 286).

Nella Scienza Cristiana arriviamo a comprendere che la vita fisica non è la realtà solida e concreta che sembra essere. Si tratta, piuttosto dello stato soggettivo, o proiezione, del pensiero umano limitato. Questo stato soggettivo è una percezione falsa e capovolta della realtà effettiva dell’essere creato da Dio. Nel suo rivoluzionario libro, Scienza e Salute con Chiave delle Scritture, Mary Baker Eddy scrive: «Nella Scienza divina, l’universo incluso l’uomo, è spirituale, armonioso ed eterno. La Scienza mostra che ciò che vien chiamato materia non è altro che lo stato soggettivo di ciò che l’autrice chiama mente mortale» (p. 114). 

Ciò che ci sembra, quindi, una realtà concreta e immutabile – che si tratti di povertà, malattia o di un mondo violento – è in realtà la proiezione mutevole del pensiero umano. Può essere, ed è, cambiata man mano che il pensiero cambia.

Gli Scientisti Cristiani sono stati testimoni dell’eliminazione della sofferenza e dell’oppressione dalla propria vita e da quella degli altri. Cercare di realizzare tale guarigione sulla scena mondiale può sembrare più scoraggiante, ma il Principio divino che porta redenzione all’individuo e al mondo è lo stesso. In entrambi i casi la guarigione avviene nell’ambito del pensiero individuale.

Sebbene potremmo sentirci scoraggiati di fronte a problemi di portata internazionale, dobbiamo riconoscere che abbiamo potere e responsabilità sui nostri pensieri. Qui possiamo fare qualcosa. Ed è attraverso queste silenziose rivoluzioni individuali nella coscienza che il mondo può essere cambiato. Sradicando la violenza dal nostro pensiero – comprendendo che essa non fa parte della nostra vera coscienza in quanto immagine dell’unica Mente divina – svolgiamo un ruolo attivo nel processo di pace più importante di tutti. In questo modo l'intero nostro mondo si può redimere.

La missione de l’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabilità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

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