Skip to main content Skip to search Skip to header Skip to footer

Liberato dalla legge suprema di Dio

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 1 agosto 2012

Tradotto dal Christian Science Sentinel, 25 febbraio 2008


Siamo circondati da esempi di ingiustizia – persone accusate di fatti non commessi, alcune addirittura arrestate e diffamate; in molti hanno vissuto o stanno vivendo ingiustizie individuali. Segmenti di comunità o di nazioni sono trattati in modo ingiusto come, per esempio, in Darfur dove più di tre anni combattimenti hanno distrutto centinaia di villaggi e causato oltre 2,2 milioni di profughi. Nonostante la diffusa consapevolezza delle violazioni dei diritti umani, i tentativi di porre rimedio alla situazione hanno portato pochi o inadeguati risultati.

L’ingiustizia non è cosa nuova. Scorrendo la storia sembrerebbe che siano gli innocenti a soffrire. La Bibbia ci mostra che migliaia di anni fa, gente che non aveva compiuto nulla di male veniva accusata ingiustamente. Daniele fu gettato in una fossa di leoni per aver adorato un Dio del bene. I tre ebrei Shadrach, Meshach ed Abednego furono cacciati in una fornace ardente per la stessa ragione. Giuseppe visse una vita pura e retta e tuttavia fu imprigionato per un crimine non commesso. E forse, illustrando la più grande delle ingiustizie, Gesù, che aveva guarito e benedetto moltitudini, fu ignominiosamente e pubblicamente crocifisso. Nessuna delle esperienze di ciascuno di questi individui è stata piacevole, tuttavia ognuna è risultata in libertà e vittoria, attraverso il potere e la grazia di Dio.

In tali circostanze si è sempre tentati di domandare: “perché io? Cosa ho fatto di sbagliato?” Forse la domanda più pertinente dovrebbe essere “Cosa ho fatto di giusto?” Ed esiste una legge di una giustizia superiore che è in grado di rimuovere queste imposizioni di ingiustizia – la legge superiore di Dio. Come dice la Bibbia: “Il giudice di tutta la terra non farà egli giustizia?' (Genesi 18:25). Il nostro Padre-Madre protegge i Suoi figli durante tali esperienze. Tempi di prova spesso portano a prove convincenti della protezione di Dio e offrono benedizioni non solo ai diretti coinvolti ma anche alla comunità.

Le ingiustizie procedono da attitudini mentali sbagliate e da malintesi come invidia, gelosia, un falso senso di personalità, ambizione, menzogna, repulsione della verità, giudizi errati, incomprensioni e disinformazione. Ma sono tutte imposizioni della mente umana (in opposizione ai pensieri di Dio, Mente divina) che devono venir distrutti così che tutti possano essere liberati.

Si può notare come le figure bibliche descritte sopra non abbiano consentito che alcun risentimento o auto giustificazione entrasse in scena. Gratitudine ed amore apparentemente riempivano la coscienza di queste persone, altrimenti forse non avrebbero superato trionfalmente le loro prove.

La colpa compare per la prima volta nella Bibbia nel secondo capitolo della Genesi dove l’uomo e la donna sono creati materialmente. Potere ed influenza personali sono rampanti in questi versi ed il dito della colpa è puntato ovunque. Un rimedio ben collaudato è di riconoscere falsa questa storia di Adamo ed Eva ed invece concentrarsi sul primo racconto della Genesi in cui uomo e donna furono creati ad immagine e somiglianza di Dio – senza peccato, onesti, innocenti e senza colpa. Non vi sono false accuse in questo primo racconto. Non vi sono né vittime né miserabili peccatori né falsi accusatori. Anzi, invidia, ingiustizia o male non rientrano affatto nella discussione.

Al giorno d’oggi, molti tra coloro che sono trattati ingiustamente si sentono delle vittime. Una delle definizioni di vittima nel dizionario Webster è “un essere vivente sacrificato nell’espletamento di un rito religioso”. Se qualcuno ha accettato inconsciamente che siamo vittime di circostanze esterne sulle quali non abbiamo alcun controllo, questa percezione può venir invertita realizzando il fatto spirituale che Dio ci ha creati a Sua somiglianza. Noi riflettiamo il Principio divino. Dio non ha creato vittime, ma solo vincitori.

L’atteggiamento oscuro, spesso nascosto, che è alla radice dell’ingiustizia non ha potere nello splendore della presenza della Verità. Nessun‘ombra può danneggiare la luce, ed i figli e le figlie di Dio vivono in presenza della Sua luce e della Sua gloria. Ognuno di noi appartiene al “ritiro dell'Altissimo alberga all'ombra dell'Onnipotente” ove nessuna falsa accusa può cercarci o toccarci (Salmo 91:1). Si tratta di una dimora mentale, colma di Amore divino, dove non vi è spazio per false accuse o opinioni sbagliate. Rivendicando la nostra unità con Dio, possiamo attraversare la nostra fossa dei leoni o la fornace ardente o qualsiasi altra dolorosa esperienza che ci imprigioni ed emergerne arricchiti, ispirati, purificati. Come scrive Mary Baker Eddy: “Quella stessa circostanza, che il tuo senso di sofferenza considera una punizione e un’afflizione, l’Amore può mutarla in un angelo che hai ospitato senza saperlo” (Scienza e Salute, pag. 574).

L’occhio del ciclone è il punto più tranquillo e similmente, proprio nel mezzo delle difficoltà,  possiamo rivendicare la sicurezza, l’immunità dal male ed accettare la nostra divina eredità di amati figli di Dio. Questo è il luogo in cui appare il Cristo – la tenera presenza di Dio.

Ricordo di aver letto di un concorso alcuni anni fa nel quale degli artisti erano invitati ad illustrare il concetto di pace. Furono presentate parecchie opere ed un particolare dipinto era atteso come vincitore. Rappresentava una bella, tranquilla scena – una casetta idilliaca con volute di fumo dal comignolo, un ruscello con mucche che si abbeveravano ed un paesaggio lussureggiante. Tuttavia i giudici assegnarono il primo premio ad un dipinto che rappresentava una cascata che si abbatteva sulle rocce, con acqua che schizzava ovunque.

Di getto, era difficile comprendere la scelta dei giudici, ma se si osservava attentamente il dipinto, si poteva intravedere dietro alla cascata, una piccola roccia - ed in piedi su di essa, un uccellino, che cantava! I giudici dissero che, per loro, il dipinto idilliaco rappresentava l’immobilità mentre il dipinto della cascata rappresentava la vera pace. Identificarono la pace con la capacità di stare seduti sulla roccia e cantare, a dispetto di quello che succede attorno.

Che esempio! Per me questo significa che non importa quanto evidente è l’ingiustizia, ognuno di noi, sotto qualsiasi circostanza, è in grado di stare seduto sulla propria roccia e cantare le proprie lodi per la presenza ed il potere di Dio, prendendo coscienza con gioia della nostra sicurezza proprio nel mezzo del torrente in piena.

Per trovare la mia roccia e cantare in situazioni difficili, ho trovato d’aiuto seguire poche linee guida:

  • Obbedire al Primo Comandamento e non riconoscere alcun altro potere o presenza oltre a Dio.
  • Focalizzarsi su Verità e Amore, così nessun pensiero di paura, rancore, di rappresaglia o vendetta può insinuarsi.
  • Sapere che “il Signore Iddio nostro, l'Onnipotente, ha preso a regnare”, in qualsiasi circostanza e in ogni luogo. (Apocalisse 19:6);
  • Aspettarsi con fiducia e gioia che il potere di Dio possa di cambiare gli eventi.

L’ingiustizia non può sopravvivere a lungo al penetrante, permeante e purificante potere della Verità. Inevitabilmente si piega alla comprensione della giustizia divina. Com’è rassicurante realizzare che questa benedizione biblica è per ciascuno di noi: ”L'amato dell'Eterno abiterà sicuro presso di lui. L'Eterno gli farà riparo del continuo, e abiterà fra le colline di lui” (Deuteronomio 33:12). 


Jill Gooding è practitioner ed insegnante della Scienza Cristiana. Vive a Rippley, nel Surrey nel Regno Unito.

La missione de L’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabiità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

Scopri di più su L’Araldo e sulla sua missione.