Skip to main content Skip to search Skip to header Skip to footer

Allo zenit

Una conversazione con Candace du Mars

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 1 gennaio 2010

Tradotto dal Christian Science Journal, febbraio 2008


Mai avrebbe immaginato Candace du Mars che la sua vita sarebbe cambiata per sempre il giorno in cui la sua figlioletta Alice, che all'epoca andava all'asilo, tornò a casa dopo essere stata alla Scuola Domenicale con un’amichetta. Alice esclamò che aveva trovato una nuova Scuola Domenicale e Candace (Candy per gli amici) colse l’entusiasmo di sua figlia ed in breve tempo iniziò a frequentare regolarmente la chiesa filiale della Scienza Cristiana, lesse Scienza e Salute da questo risultò la guarigione da un eczema. Il resto, come si dice, è storia.

Dopo aver abbandonato la sua carriera di insegnante di scienze sociali e di dibattito, Candy iniziò la pratica pubblica della guarigione nella Scienza Cristiana nel 1987 e diventò insegnante nel 1991. È stata conferenziera per dieci anni ed è stata Prima Lettrice alla Chiesa Madre a Boston per tre anni, dal 2001 al 2004.

Da sempre vive nella zona nordoccidentale degli Stati Uniti e risiede ora a Fife, nello Stato di Washington, in una casa con vista sul monte Rainier. A causa del clima piovoso, le piacciono molto i giochi da tavolo con i famigliari e, nel suo raro tempo libero, gioca a bridge o si dedica ai cruciverba. Con Candy abbiamo recentemente parlato di come mantenere una prospettiva spirituale sulla vita e di come ricordarsi di vedere noi stessi e gli altri allo zenit. Curioso? Vediamo che cosa intende in questi estratti della nostra conversazione.

Candace, mi piacerebbe iniziare con un passaggio da Scienza e Salute che è particolarmente significativo per me: «Attraverso la grandezza della sua vita umana egli [Gesù] dimostrò la Vita divina» (pag. 54:2-3). Talvolta, noi scientisti cristiani veniamo un po’ presi dal desiderio di dimostrare la nostra identità spirituale e, così facendo, viene a diminuire l’importanza dell’esistenza umana. Qual è il tuo punto di vista su questo concetto?

È esattamente la stessa domanda che mi ero fatta quando ho letto Scienza e Salute la prima volta, quando cercavo di capire se questa Scienza era qualcosa che volevo veramente studiare. Ricordo di aver pensato: «Non voglio abbandonare quello che sono, non voglio vivere una vita monotona».

Pensavi forse che la tua vita avrebbe in un certo senso perso colore?

[Ride] Sì, e sapevo che non mi sarebbe piaciuto. Ho dovuto seriamente riflettere su questa domanda e questa frase in Scienza e Salute mi diede la risposta: «[il] senso scientifico dell’essere, che abbandona la materia per lo Spirito, non significa affatto che l’uomo debba venire assorbito nella Deità, né che debba perdere la sua identità», e credo che il mio timore consistesse proprio in questo, che perdessi la mia identità, «ma conferisce all’uomo una più vasta individualità, una più estesa sfera di pensiero e d’azione, un amore più espansivo, una pace più elevata e più permanente» (pag. 265:12). Per me, quella promessa offriva invece una vita decisamente migliore: nonostante stessi rinunciando alla materia per lo Spirito, non stavo rinunciando a vivere.

Allora hai litigato con il pensiero «e se dovessi rinunciare al sapore della vita, rinunciare alla sua vivacità, a tutto ciò che rende la vita entusiasmante?». Tuttavia, in quel passaggio che hai citato, Mary Baker Eddy assicura i suoi lettori che una vita spiritualizzata significa acquistare una più vasta individualità. È stato così per te?

Proprio così, perché una «individualità più vasta» non significa acquisire un ego più grande o sviluppare una maggiore personalità. Di fatto, man mano che ho imparato a rinunciare al pensiero basato sulla materia per un senso di vita più spirituale, si è stabilito una maggior equilibrio in tutto ciò che facevo. Quando avevo bisogno di avere di più di qualcosa, lo avevo; quando ne avevo bisogno di meno, si correggeva naturalmente. In più, questo pensiero più spiritualizzato portò grazia nella mia vita e la grazia è una qualità veramente potente!

Hai quindi trovato un equilibrio naturale, non un ego espanso, ma piuttosto sicurezza. Semplicemente la consapevolezza del tuo essere unica.

Non è necessario attraversare grandi drammi o andare da un estremo all’altro; penso che nel passato mi sentissi così: o in vetta al mondo o esattamente all’opposto. La mia nuova comprensione mi ha donato un senso di determinazione e la disponibilità all’avventura.

Sai Marilyn, ho scoperto che l’esperienza umana ci dà solo un accenno alla vita spirituale perché la visione materiale è limitata e dipende dai cinque sensi per controllare tutto, e questi sensi non sono sempre accurati. Molta gente si sente indifesa perché crede che l’esistenza umana sia governata capricciosamente dal caso o dal fato. Ma ho cominciato ad imparare nella Scienza Cristiana che, anche se siamo stati creati spiritualmente, ad immagine dello Spirito, posso lo stesso trarre piacere nel cucinare una torta o nell’andare al cinema o nel fare cose che semplicemente mi piacciono. Ma significa anche che posso sempre elevare qualsiasi cosa a livello spirituale e, da lì, guardare oltre qualsiasi situazione umana in cui mi trovi.

Questo è probabilmente perché il termine grandezzache Mary Baker Eddy ha usato per descrivere la vita umana di Gesù rinforza il significato del suo passaggio qui sulla Terra e, implicitamente, il significato delle nostra esperienza umana.

E parte di quella grandezza deriva dal fatto che egli superava regolarmente le leggi materiali e sfidò persino molte delle regole sociali e religiose del suo tempo. Dico sul serio, ha camminato sulle acque! Per farlo, deve aver saputo che c’era qualcosa che lo teneva a galla, qualcosa di più sostanziale della assunzione universale che sarebbe andato a fondo tra i flutti: qualcosa basato sul fatto spirituale che sfidò la credenza umana che la legge di gravità avrebbe avuto la meglio su di lui.

Quindi, la grandezza della vita di Gesù non consiste solo nel fatto che condusse una buona vita umana, ma che anche realizzò la realtà spirituale dell’universo. Questa conoscenza elevò la sua vita umana ad un livello di esistenza straordinario, e questo è ciò che ho provato nella mia vita stessa: quando vi è la coincidenza dell’esperienza umana con le leggi spirituali, avvengono le guarigioni, cambia la vita e migliorano i rapporti.

Allora, quando attingiamo alle nostre innate qualità, allineiamo le nostre vite, le nostre azioni ed il nostro pensiero con la Mente. E questo non rende la nostra vita monotona o non interessante! Significa invece acquisire saggezza ed i mezzi per vivere la propria vita con molta più fiducia ed armonia e per crescere in umiltà e grazia.

Proprio così. C’è potere nell’appoggiarsi alle leggi spirituali.

Parliamo un po’ del termine leggi spirituali. Cosa significa precisamente?

Beh, semplicemente che in realtà vi è un solo potere: Dio, Amore, Mente, Anima, come si voglia chiamarlo, e le leggi emanate da questo potere divino, il Principio che costituisce la base di tutto.

Penso che la maggior parte di chi guarda alla bellezza della natura, così intricata e sensazionale, o ai conseguimenti straordinari dell’uomo, realizzi che qualcosa di potente ordina l’universo e studi sia scientifici che psicologici cercano di scoprirlo. Che cosa fa funzionare le cose? Che cosa ha dato origine a tutto? Per me, le leggi divine comprendono tutto, sono universali e disponibili per tutti, ma molto spesso non si è consapevoli che queste stesse leggi divine possono essere utilizzate nella nostra vita. Andiamo semplicemente avanti e ci capitano delle cose; possono travolgerci o magari  incappiamo nella buona sorte. Tuttavia, le leggi divine sono alla base di tutto ciò che facciamo, sostenendoci e guidandoci. E per me, questo è Dio. Ecco cosa fa funzionare tutto!

E proprio come le leggi fisiche, come quella di gravità, che tutti sono d’accordo nel considerare un fatto naturale della vita, presente ovunque sulla Terra e sempre, queste leggi spirituali non spariscono. Esse sono ovunque immediatamente perché sono leggi fisse per l’intero universo.

Le leggi spirituali sono sempre presenti. Così, per esempio, consideriamo la legge spirituale che afferma che l’Amore è ovunque. Eppure c’è chi si sente abbandonato o dimenticato. Beh, quella è solo una credenzanell’assenza di amore. L’Amore vero, la legge spirituale dell’Amore vero sempre presente, non abbandona mai né dimentica di curare la propria creazione. Ognuno di noi è amato e curato, eternamente.

È vero, talvolta sentiamo che non abbiamo amore umano o almeno non abbastanza. Ma, come dici tu, poiché l’Amore divino colma ogni centimetro dell’universo, questo deve includere i momenti e i giorni della nostra vita quotidiana. Ed il fatto sottolinea per me che la nostra vita umana ha un significato più alto di un semplice cammino faticoso fino ad arrivare alla vera meta, all’aldilà, a miglior vita o come la si voglia chiamare. Proprio ora la nostra vita ha significato, determinazione e realizzazione, e tutto l’amore vero che siamo in grado di gestire.

Sono d’accordo. Veramente per me l’esistenza umana assomiglia un po’ ad un laboratorio dove tutto quello che facciamo ci dà l’opportunità di amare ed essere onesti, di mostrare integrità, di innalzare il Cristo e non solo rimanere ad un livello in cui siamo egocentrici, impegnati solo a passare la giornata. La vita è più di una matassa di capelli o un sacco di ossa. In realtà, siamo un’idea composta, costituita da tutte le idee giuste, come disse Mary Baker Eddy. Questo pensiero mi piace molto.

Ecco perché mi sforzo di pensare a me stessa come un’idea spirituale e unica, nonostante sembri essere in un ambiente umano, con quadri alle pareti e la televisione nella stanza. Penso a me stessa intelligente, sana, forte e bella, cioè tutte quelle idee giuste che esprimo nel mio essere spirituale. E mi sforzo di portare alla luce tutte queste idee nel mio modo di interagire con gli altri.

Se vediamo noi stessi e gli altri come fatti ad immagine di Dio, dovremmo vedere qualcosa di più che non una persona di una certa età e con un certo quoziente intellettivo. Quando manteniamo una visione elevata e vediamo le idee spiritualmente solide e di origine divina che costituiscono ogni individuo, introduciamo verità spirituale in qualsiasi immagine stiamo osservando e questa visione più elevata porta notevole progresso e felicità. La vita diventa un’avventura invece di un lasso di tempo con un inizio ed una fine. Non ci troveremo a sognare un lontano futuro o a vivere disperatamente nel passato. Ogni momento diventa un’opportunità per vedere il bene spirituale a portata di mano.

Parlando di mantenere una visione spiritualizzata della vita, mi viene in mente un articolo scritto da uno dei primi scientisti cristiani, Adam Dickey. Nell’articolo «Il possesso», egli descrive questo avvincente concetto: dietro ad ogni concetto mortale vi è un’idea divina. Spiega anche in modo chiaro che non abbiamo neanche bisogno di sapere quale sia questa idea divina. Solamente sapere che c’è, porta guarigione. Potresti sviluppare il concetto?

Beh, ho un esempio che può aiutare a spiegare cosa si intende. Iniziamo con questa affermazione da Scienza e Salute alla quale mi sono rivolta spesso nella mia vita: «Misurare la vita in anni solari deruba la giovinezza e rende brutta la vecchiaia. Il sole radioso della virtù e della verità coesiste con l’essere. Lo stato di uomo perfetto è il meriggio eterno dell’essere, mai offuscato da un sole declinante» (pag. 246:10-14). Ora, quell’idea, «lo stato di uomo perfetto è il meriggio eterno dell’essere, mai offuscato da un sole declinante», per me significa che noi siamo sempre allo zenit della nostra giornata, della nostra esperienza, della nostra vita infinita. L’ho sempre definito «zenit» ma quando, leggendo attentamente, ho scoperto che nella frase è «meriggio eterno», rimasi sorpresa.

In ogni caso credo che esprima lo stesso concetto. Così, penso a me stessa o a chiunque altro, come sempre al proprio zenit, mai offuscati dagli anni o dalla vecchiaia e mai indeboliti né spossati dalle esperienze passate. Poiché niente può né alterare né deteriorare l'espressione fresca ed unica di Dio che noi portiamo nel mondo. Nel corso degli anni non ho mai pensato alla legge divina che sta dietro all’idea che sono sempre al mio zenit; semplicemente, mi chiedo sempre: «che decisione prenderei se fossi al mio zenit? Sarebbe forse diversa da quella che prendo adesso con tutte le credenze e opinioni umane di mezzo?». Correggo semplicemente il pensiero limitato da paure o dubbi. Ma dietro all’affermazione dello zenit vi èuna legge spirituale, un’idea divina; e questa è la legge della Vita che assicura che sono eterna, limpida, e che nulla può indebolire la mia identità, la mia determinazione, la vitalità, le opportunità ed il vigore, né quelli degli altri.

In sostanza, nessuna idea o qualità può invecchiare o attenuarsi. Per esempio, l’onestà è pur sempre onestà; oppure il concetto di numero, diciamo il numero sette: non invecchia, né si stanca né tantomeno diventa cinico o fragile.

E questa è la legge. Tuttavia le opinioni mortali o le leggi sanitarie che contraddicono la realtà spirituale, iniziano ad interferire nella comprensione di noi stessi e talvolta cediamo a queste idee erronee. È importante affermare ciò che è vero di noi stessi e dire: «Un momento; se avessi 21 anni cosa farei? Prenderei una decisione diversa da quella di adesso? Sto vedendo gli altri al proprio zenit o sto forse suggerendo a me stessa che, in verità, loro hanno ancora tanta strada da fare? Qual è la legge in questo caso?».

Questa piccola affermazione, che siamo tutti al nostro zenit, il nostro meriggio eterno, rivela una verità potente perché si basa sulla legge divina, la legge della Vita, della perfezione spirituale. A volte si pensa di dover leggere milioni di articoli o di dover studiare innumerevoli testi per comprendere un’idea spirituale, mentre spesso ne basta un frammento ed essa rimane con te, sostenendoti per un anno o molti di più.

Un’altra idea di cui Mary Baker Eddy scrisse e che io trovo molto utile, si riferisce alla necessità di tradurre le cose in pensieri. Questo concetto manda in confusione un sacco di gente. Per esempio, si può affermare «ho bisogno di una nuova auto. Come traduco questo in pensiero?». Possiamo schiudere questo concetto e rendere più chiaro come funzioni in modo pratico?

Un semplice esempio si ha quando consideriamo una «cosa», per esempio «tesoro», e traduciamo questa cosa preziosa e tangibile in un vezzeggiativo. Questo è tradurre una cosa in pensiero. Ma farlo in una luce spirituale significa che dobbiamo elevarci al di sopra del tesoro: abbiamo bisogno di considerare la «cosa» e poi sforzarci di trovare il suo senso spirituale. Ci vuole un po’ di pratica, è un po’ come imparare una nuova lingua.

Bene, allora consideriamo la frase «ho bisogno di una nuova auto» ed aggiungiamoci «non ho soldi». Come faccio a trovare quell’auto?

Bene, vediamo di cosa stiamo parlando qui: un’idea di trasporto? Che cosa rappresenta la parola?

Un’auto.

Allora si traduce questa cosa, l’auto, in una o più idee. Una che mi viene in mente è che un’auto rappresenta un’opportunità di condivisione, ovvero offrire di portare qualcuno da qualche parte. Magari può rappresentare la potenza. Per me, rappresenta la libertà e la capacità di andare da un punto A a un punto B. O anche può rappresentare il progresso: si va da qualche parte invece di stare fermi in un punto. Allora, si pensa a queste idee, poi le si devono introdurre pienamente nel pensiero e nella propria vita. Si condivide, si progredisce, ci si muove; non si rimane fermi in un punto, ma ci si muove, si agisce.

Allora, per esempio, trovare modi di progredire potrebbe non aver niente a che fare con un’auto, ma piuttosto vuol dire trovare il modo di andare da A a B nel mio pensiero, o  trovare nuovi modi di aiutare il prossimo. Ricordo una volta in cui avevo un bisogno disperato di un’auto e cercai la parola trasporto nel dizionario. Una delle definizioni era «condurre». Così, pensai alla mia condotta e mi domandai come mi stavo comportando. Mi stavo comportando da «figliuola del re» come dice la Bibbia (Salmi 45:13) o mi stavo trascinando da qui a lì? Come vedevo me stessa? Ebbene, ho trovato un’auto esattamente quel fine settimana, nuova fiammante. Era fantastico, proprio ciò di cui avevo bisogno. E non ho neanche avuto difficoltà per i pagamenti: li ho fatti sempre in tempo e ho finito di pagarmi l’auto in circa sette mesi. Ero riuscita a vedere me e la situazione in cui ero da un punto di vista spiritualmente vero: non come una a cui mancava un’auto, ma come chi si comportava come la figlia di Dio, con tutto ciò che questo richiedeva. Allora, parliamo di qualcosa altro che possiamo tradurre in pensiero. Qualcuno può dire: «non ho soldi e neanche un lavoro; e mi scade l’affitto».

Dobbiamo prima di tutto chiarire che non possiamo tradurre qualcosa di negativo in pensiero, quindi non possiamo tradurre un debito o un affitto scaduto. Bisogna trasformare il senso di carenza. Ciò che trasformiamo non costituisce il problema; come nell’esempio dell’auto, si cambia la visione e la considerazione di se stessi. Ci si vede solo come Dio ci vede; e Dio non prevede che la Sua creazione sia carente in nulla.

Se qualcuno ha dei problemi di disoccupazione può trovare aiuto traducendo «l’occupazione» (la cosa) nel pensiero, per esempio, che siamo sempre utili e produttivi quando esprimiamo i fatti della nostra natura spirituale. Ma non dobbiamo tradurre in pensiero la disoccupazione. Si cambia la visione di se stessi da mortale disoccupato a individuo pienamente utile e produttivo.

Per me, occupazione è equiparabile a utilità.

E amare vuol dire essere occupati. Se affrontiamo la giornata amando, questa è la parte della nostra occupazione di esprimere noi stessi; e non saremo mai a corto di occupazione nell'amare il prossimo. Questa occupazione è sempre a portata di mano.

Per cui si tratta di cambiare il concetto della situazione e di se stessi.

Esattamente; e non importa quanto grande o piccola sia la necessità o la gravità della situazione, si tratta solo di una credenza e non della realtà. Una cosa che ho spesso ricordato in queste situazioni è: «Pensi di dover cercare sostentamento, ma in realtà tu sei il sostentamento; esprimi i talenti che Dio ti ha dato proprio lì. E pensa un po'... c’è qualcuno che ha bisogno di ciò che hai. Sei l’idea di Dio, ed ogni singola idea infinita di Dio ha uno scopo che è quello di soddisfare una necessità». Perché il nostro sostentamento da parte di Dio avviene sotto forma di idee: soldi o stipendio, quelle sono «cose», ma abbiamo bisogno di prendere ogni idea che ci viene alla mente e trasformarla in un’azione. Questa è in realtà la nostra occupazione.

Continuando con l’idea di spiritualizzare il nostro pensiero, quali sono le idee più solide alle quali ti appoggi in un trattamento quando ti senti esaurita o addirittura impressionata dal problema? Cosa ti riporta in equilibrio immediatamente e ti avvia veloce verso la guarigione?

Ci sono vari modi in cui mi rivolgo in preghiera immediatamente, ma direi che la mia preghiera più centrale è il Padre Nostro, perché mi calma il pensiero immediatamente. E guarisce. Questa preghiera è conosciuta pressoché da tutti e Mary Baker Eddy la utilizzò per concludere il capitolo sulla preghiera in Scienza e Salute. Forse perché, come ella scrisse, è la preghiera che risponde a tutti i bisogni umani (vedere a pag. 16) della quale da anche l’interpretazione spirituale per ogni riga. Ed il Padre Nostro risponde veramentea tutto. Se abbiamo paura, risponde a quello; se siamo nel bisogno, risponde a quello; se ci sentiamo soli, risponde anche a quello. Mi piace immensamente. Di fatto, recito il Padre Nostro sempre prima di coricarmi.

È bellissimo, Candy. E sappiamo anche che milioni di Cristiani recitano questa preghiera da circa duemila anni. È l’unica preghiera che Gesù ci ha lasciato, cosa che mi fa riflettere sulla sua universalità perché parla a tutti. E questo mi guida verso la prossima domanda: come affrontiamo da scientisti cristiani i bisogni del mondo? Qual è il nostro ruolo? Come possiamo avere un ruolo significativo nell’apportare guarigione, conforto e incoraggiamento?

Quello che mi viene spontaneo è che abbiamo bisogno di includere nelle nostre preghiere le idee giuste di uomo e donna. Dobbiamo arrivare alla comprensione di ciò che vuol dire essere uomo ed essere donna e come queste qualità spirituali ed elevate in verità motivino e governino l’umanità. Perché fraintendere ciò che costituisce l’uomo e la donna della creazione di Dio porta a tutte le false credenze su cosa significhi essere uomo ed essere donna: macho o fragile, duro e tenace oppure delicato e debole. Queste false immagini ritengono poi naturale («natura umana») che una persona (o un Paese) desideri ciò che qualcun altro ha. Questo può causare una guerra. Oppure sembra «naturale» che qualcuno rubi cibo o altre risorse a qualcun altro perché «così è la vita». Tutta quella sofferenza la vediamo in televisione e nei notiziari.

Per me, le qualità della vera donna spirituale che sono importanti nella guarigione del mondo includono amore, tenerezza, perdono e le doti naturali di forza, coraggio e pazienza inerenti alle donne in generale. E le qualità che noi associamo al vero uomo derivato da Dio includono il coraggio morale piuttosto che quello animale. Così, per ogni problema mondiale che desideriamo guarire, anche nel caso in cui la situazione non ci tocchi direttamente, come le notizie che vediamo alla TV o leggiamo nei giornali, possiamo pregare per vedere la vera donna ed il vero uomo in ognuno coinvolto. E vedremo anche i risultati di queste affermazioni e preghiere in un Mondo più armonizzato ed equilibrato.

È importante sapere che ognuno di noi possiede entrambe le qualità femminili e maschili che derivano dalla nostra unica fonte, l’Anima divina.

Proprio così. E le qualità femminili e maschili in ognuno di noi sono in perfetto equilibrio. Possiamo sapere che questo è vero indipendentemente da dove si viva. Così, possiamo avere svariati modi di pregare per il mondo e possiamo aver fiducia che le nostre preghiere porteranno risultati, magari in modi che mai avremmo immaginato.

Ricordo una volta che stavo pregando in merito ad un articolo comparso nel Christian Science Monitor che descriveva l’inquinamento e i danni derivanti dalle piogge acide in Europa dell'Est. La notizia riferiva che questo problema stava adulterando il paesaggio. Così pregai affermando il paesaggio spirituale incontaminato di Dio, quello che Scienza e Salute descrive come «l’atmosfera dell’Anima» (pag. 587:28). Quel pomeriggio, tre donne mi chiamarono o mi cercarono al lavoro dicendomi che i loro medici suggerivano loro di fare il test per il cancro alla mammella. Naturalmente, tutte e tre erano molto preoccupate.

Constatai che la mia preghiera di prima sulle piogge acide, nonostante non possa sapere in modo definitivo se essa avesse prodotto degli effetti o meno, mi aveva portato queste persone per conforto e incoraggiamento. Avevo considerato la purezza in sé, che è una legge di Dio, sia nell’aria sia nella gente. La creazione di Dio è perfetta ed è perciò pura, non importa quale condizione si presenti a dire il contrario: rimane il fatto spirituale che l’intera creazione di Dio è pura.

E l’affermare questo fatto spirituale ti ha aperto il pensiero a tal punto da far sì che delle persone fossero guidate a cercarti per i loro timori.

Esattamente. Ed io sapevo già in preghiera che la loro purezza le proteggeva e che niente poteva adulterare il loro stato originario di figlie di Dio. Non diedi loro un trattamento in Scienza Cristiana perché erano sotto trattamento medico, ma ho affermato nelle mie preghiere che la purezza era un aspetto della loro identità. E poiché erano le figlie di Dio, ognuna di loro era sempre nel proprio stato di purezza. Tutte e tre mi chiamarono in seguito per dirmi che i medici non trovarono nulla di anomalo, neanche lontanamente.

Così, nonostante non conoscessi i risultati della mia preghiera su scala internazionale, le mie preghiere quel mattino avevano attratto verso di me delle persone in base al medesimo principio: che nell’universo di Dio non esiste né adulterazione, né potere maligno, né influenza distruttiva. Quell’esperienza mi ha dato la fiducia nel pregare per il mondo sapendo che, se vi è un risultato tangibile davanti a me, posso essere certa che la mia preghiera ha effetti globali. Ed in modi che magari non conoscerò mai. Tuttavia, quando prego, affermo per me stessa che saprò qualcosa, che vedrò i risultati nei notiziari alla TV.

I risultati si dovrebbero vedere, anzi dovremmo aspettarceli. Mi piace quel passaggio in Scienza e Salute circa l’efficacia della preghiera: «Siamo beneficati dalla preghiera? Sì, il desiderio che si eleva assetato di giustizia è benedetto dal Padre nostro e non ritorna a noi a vuoto.» (pag. 2:4). Allora è vero, forse non si può verificare, ma si può dire, e non è né ingenuo né arrogante, che so che le mie preghiere sono efficaci.

Hai ragione; e siamo in grado di sapere che è imperativo pregare con fiducia. Nelle nostre preghiere ammettiamo che Dio è onnipotente e contribuiamo con questa promessa guaritrice all’atmosfera mentale mondiale. Ma va poi tutto istantaneamente a posto? Non sempre, ed è questo il motivo per cui dobbiamo persistere ed ascoltare i messaggi di Dio che ci guidano verso ciò che dobbiamo fare. Ma dobbiamo sempre iniziare con la preghiera.

La missione de l’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabilità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

Scopri di più su l’Araldo e sulla sua missione.