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Definiti da Dio, non dalla storia materiale

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 28 Settembre 2017

Originariamente pubblicato sul numero di agosto 2016 de The Christian Science Journal


L’apostolo Paolo dichiara che se siamo “in Cristo”,  siamo “una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove” (II Corinzi 5:17). Secondo alcuni commentari biblici essere  “in Cristo” equivale ad essere “uniti” a Cristo. Cristo Gesù, la cui vera identità spirituale era il Cristo, trascorse il suo ministero dimostrando che il potere spirituale e l’eterna natura di Dio sono sempre presenti per salvare l’uomo dal peccato, dalla malattia e dalla morte. Quando ci uniamo al Cristo, Verità, guardiamo a Dio, Spirito, per la nostra comprensione della realtà, invece di considerare la credenza in un passato materiale. Facendo ciò, scopriamo un nuovo e più vero senso della nostra identità come definita da Dio, non dalla nostra storia umana.

Mary Baker Eddy, la scopritrice della Scienza Cristiana, scrive in Retrospezione ed Introspezione: “È bene sapere, caro lettore, che la nostra storia materiale e mortale non è che il racconto di sogni, non dell’esistenza reale dell’uomo, ed il sogno non ha posto nella Scienza dell’essere” (pag. 21); quindi prosegue: “La storia umana ha bisogno di essere riveduta, e la narrazione materiale cancellata” (pag. 22).

È questo il concetto cui si riferiva Paolo? È realmente possibile cancellare o allontanarci dalla credenza in un’identità basata sulla storia materiale?

Da giovane, prima di cominciare a studiare la Scienza Cristiana, non pensavo che fosse possibile. Pensavo che la nostra identità fosse permanentemente definita da un passato materiale, basato su ereditarietà, status familiare, istruzione, salute, errori, decisioni spiacevoli, e via dicendo.

Ma attraverso lo studio degli insegnamenti della Scienza Cristiana, ho capito che la comprensione della nostra vera identità arriva insieme ad una più profonda comprensione di Dio, cominciando con il rispetto di quello che Gesù definì “il primo di tutti i comandamenti”: “Ascolta, Israele: Il Signore Iddio nostro è l’unico Signore: ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua e con tutta la forza tua” (Marco 12:29 e 30). 

Comprendere che Dio è un Dio unico, significa  comprendere che è infinito. Egli è l’unico. Egli è tutto il bene, tutto il potere, tutta la presenza, tutta l’intelligenza. Perciò tutto quello che Dio, Principio divino, crea, cioè l’uomo e l’intero universo, viene creato buono, completo e perfetto, come si afferma chiaramente nel primo capitolo del libro della Genesi.

Quindi, amare Dio significa anche amare ciò che Egli crea. In parole povere, è naturale amare noi stessi ed il nostro prossimo come Dio ci ha fatti, cioè ad immagine di Dio, Amore divino. Questo significa onorare il secondo grande comandamento (vedere Marco 12:31), che costituisce un aspetto importante nell’unione con Cristo nella comprensione della nostra vera natura.

Respingere un senso di sé materiale apre la via che ci permette di vedere noi stessi e gli altri come immagine e somiglianza di Dio.

È importante comprendere che esiste una differenza tra amore umano di sé ed amare noi stessi in quanto figli dell’unico Padre-Madre Dio: l’amore di sé, basato su una identificazione materiale di noi stessi, è al centro della propria volontà, autogiustificazione ed arroganza, che sono l’esatta antitesi dell’umiltà che Cristo Gesù visse ed insegnò. L’umile comprensione della sua vera identità di Figlio di Dio si incarnò quando egli proclamò la sua unità col Padre (vedi Giovanni 10:30) e di non poter far nulla da sé personalmente (vedi Giovanni 5:30). Egli mostrò di vivere non per compiacere se stesso, ma per eseguire la volontà del Padre suo. Inoltre insegnò che poiché anche noi siamo i figli e le figlie di Dio, dovremmo dimostrarlo a nostra volta vivendo non per soddisfare noi stessi, ma per eseguire la volontà del Padre nostro.

Mary Baker Eddy ci ricorda sistematicamente nei suoi scritti che possiamo umilmente seguire Cristo Gesù, unirci al Cristo, solamente esprimendo quelle qualità di auto-dimenticanza ed auto-abnegazione. Respingere un senso di sé materiale apre la via che ci permette di vedere noi stessi e gli altri come immagine e somiglianza di Dio.

Questa libertà ci offre un inizio completamente nuovo! Comprendere la nostra vera natura spirituale, ci libera dai pesi creati da debolezze passate e spiacevoli peccati e spinge al miglioramento che conduce alla guarigione.

Siamo dotati del diritto inalienabile di realizzare la Scienza del nostro essere, la vera natura spirituale nostra e del nostro prossimo, che in modo naturale ci distoglie o cancella un falso, distorto e contraffatto senso di uomo, visto come peccatore od imperfetto. Questo non vuol dire trascurare le trasgressioni, ma ci fornisce una base per la correzione e la riforma. Attraverso la preghiera e lo studio della Scienza Cristiana, apprendiamo di più della Scienza del Cristo, il promesso Consolatore. Questo ci mette in grado di esaminare spiritualmente il modo in cui pensiamo a noi stessi e a coloro che ci circondano, nel passato e nel presente. Stiamo testimoniando la realtà della legge di Dio? Stiamo vedendo ciò che Dio vede? Stiamo conoscendo ciò che la Mente divina conosce? Stiamo vivendo in modo coerente con il fatto che il nostro vero essere si trova nel regno dei cieli?

In essenza, è il Cristo, l’idea spirituale dell’Amore divino, che sistematicamente ci porta ad allontanarci dalla storia umana basata sulla materia nel considerare la nostra identità e verso il fatto della nostra vera identità ed esistenza spirituale. La recettività al Cristo porta benedizioni tangibili.

Possiamo trovare un buon esempio di questa azione del Cristo nella parabola di Gesù sul figliol prodigo come è narrata nel Vangelo di Luca (vedi 15:11-32). È la storia conosciuta di un giovane impertinente che chiede al padre di concedergli la parte di eredità di sua spettanza. Lascia quindi la casa per un posto lontano, ma a causa del suo comportamento indisciplinato e sconsiderato, presto si trova senza soldi e così affamato da essere tentato di mangiare ciò che viene normalmente lasciato solo ai maiali.

È in questo momento di grande umiliazione che egli torna “in sé” cioè alla realizzazione della sua identità di figlio di suo padre. Ma egli è pieno di rimorso per il suo passato dissoluto, così, in preda ad un profondo pentimento, decide di non avere alcun diritto di rivendicare il prestigio di essere il figlio di un ricco benestante. Decide quindi di far ritorno a casa non come figlio di suo padre, ma come umile servitore.  Tuttavia, il padre, la cui risposta riflette l’amore incondizionato traboccante di perdono che riconosce la vera natura di suo figlio, lo accoglie immediatamente come figlio.

Il Cristo arriva a ogni cuore umile e penitente, e rivela la nostra vera identità spirituale, consentendoci di raggiungere la nostra vera identità, di conformarci a chi siamo veramente. Vediamo che spiritualmente siamo accolti a braccia aperte, ogni istante, da Dio, come cittadini del regno di nostro Padre, dove la storia basata sulla materia non ci definisce.

Seguendo obbedientemente gli insegnamenti di Cristo Gesù, ci uniamo al Cristo. E quando realizziamo che la nostra vera identità è governata dalla legge di Dio, la nostra esperienza riflette maggiormente l’armonia universale e la pace del regno dei cieli, “le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove”.

The Mission of the Herald

In 1903, Mary Baker Eddy established The Herald of Christian Science. Its purpose: "to proclaim the universal activity and availability of Truth." The definition of "herald" as given in a dictionary, "forerunner—a messenger sent before to give notice of the approach of what is to follow," gives a special significance to the name Herald and moreover points to our obligation, the obligation of each one of us, to see that our Heralds fulfill their trust, a trust inseparable from the Christ and first announced by Jesus (Mark 16:15), "Go ye into all the world, and preach the gospel to every creature."

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, July 7, 1956

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